Il giovane Holden e le curiosità inutili

Ehi, Horwitz, – dissi. – Ci passa mai vicino allo stagno di Central Park? Giù vicino a Central Park South? – Al cosa? – Allo stagno. Quel laghetto, cos’è, che c’è laggiù. Dove ci sono le anitre, sa? – Sì, e allora? – Be’, sa le anitre che ci nuotano dentro? In primavera ec­cetera eccetera? Che per caso sa dove vanno d’inverno? – Dove vanno chi? – Le anitre. Lei lo sa, per caso? Voglio dire, vanno a pren­derle con un camion o vattelappesca e le portano via, oppure volano via da sole, verso sud o vattelappesca? Il vecchio Horwitz si girò tutto di un pezzo sul sedile e mi guardò. Aveva l’aria d’essere un tipo nervosetto. Non era af­fatto malvagio, però. – E come diavolo faccio a saperlo? — disse. – Come diavolo faccio a sapere una stupidaggine cosi? – Be’, non si arrabbi per questo, – dissi. Era arrabbiato o che so io. – E chi si arrabbia? Nessuno si arrabbia. Io smisi subito di chiacchierare con lui, se doveva essere così maledettamente suscettibile. Ma fu lui stesso a riattac­care. Si girò tutto un’altra volta e disse: – I pesci non vanno in nessun posto. Restano dove sono, i pesci. Proprio in quel dannato lago. – Ma i pesci… è un’altra cosa. I pesci sono un’altra cosa. Io sto parlando delle anitre, – dissi.

Ricordate l’apparentemente inutile dilemma che smosse il giovane Holden a proposito delle anatre del stagno di Central Park?

Beh, oggi ho soddisfatto una simile curiosità, apparentemente inutile. Prologo necessario: ho traslocato non da molto e, giusto da un paio di mesi, ho scoperto che tutte le mattine, recandomi in ufficio, costeggio un minuscolo lago artificiale, probabilmente una ex cava. Indolentemente ho pensato che prima o poi mi sarebbe piaciuto fermarmi per scoprirlo, quel lago, per vederlo e viverlo, sperimentare se e quanto fosse reale.

Passano i giorni, passano le auto e, tra quelle, passa anche la mia. Di corsa, verso il lavoro ed il consueto tram tram…

Una mattina, inondata di sole, vedo con la coda dell’occhio i riverberi luminosi mossi dall’acqua. Ancora una volta, sempre alla guida e sempre di corsa, penso che sì, devo proprio fermarmi, un giorno o l’altro.

Passano i giorni…

Un’altra mattina, sempre con la coda dell’occhio, vedo una lastra bianca al posto dello specchio d’acqua e la mia curiosità cresce, di pari in passo con la mia indolenza.

Ma stamani mi son detto, se non lo faccio oggi non lo faccio più. Poco male, si potrebbe obiettare. Non sarà certo l’ottava meraviglia del mondo. Ma è così che la pigrizia vince. Ti vince.

Da studente universitario, viaggiavo tutti i giorni da Brescia e Milano. Quasi tutti i giorni ammiravo lo stesso paesaggio senza affatto conoscerlo, viverlo, farne esperienza. Un paese in particolare colpiva la mia attenzione, laddove il treno rallentava dovendone attraversare il centro abitato: Vignate. Anche allora, come oggi, mi dicevo: un giorno o l’altro prendo il locale e mi fermo apposta a Vignate. Non è possibile, pensavo, attraversare come una meteora un intero paese e non aver alcun tipo di contatto, di scambio. Quando raccontavo di questo mio desiderio ad amici, ne ricevevo in risposta commenti perplessi, se non di scherno. Cosa pensi di trovare a Vignate? vedi Vignate e poi muori, mi dicevano. Ma non l’ho mai fatto, e mi rimane un piccolo ma fastidioso rimpianto. Allora, non adesso, aveva un senso scendere da quel treno, almeno una volta, per soddisfare la mia, forse inutile, curiosità.

Oggi mi son fermato, ad Altavilla a visitare quel lago. -5 segnava il termometro. Ma ne valeva la pena. Ho passeggiato lungo un un minuscolo lago artificiale, camminato sulla spessa lastra di ghiaccio, scambiato qualche parola con il custode. Ma ho anche visitato Vignate. E pure il presidio degli allevatori che, per protesta contro le quote latte, bloccavano i treni da Brescia a Milano una quindicina di anni fa. E sono stato a Milano, alla stazione centrale, a vedere per cosa protestavano quegli operai che circa una decina di anni fa avevano bloccato tutto il traffico ferroviario, procurandomi un ritardo spaventoso rispetto ai miei impegni… Sono stato in quei luoghi che non hanno dignità di meta, quei ponti tra qui e là.

L’indolenza e la pigrizia sono  così, crescono giorno dopo giorno. Ma bastano piccoli, inutili, gesti per scalfirne la superficie, e procurare crepe, spesso profonde. A volte bastano piccole domande.

A proposito, dimenticavo… per chi soffrisse la stessa curiosità del giovane Holden: non vanno da nessun parte, le anitre intendo. Dormono sul ghiaccio, facendosi scudo con le proprie piume, in attesa di giornate più miti.

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