About the indifference. A trip in India

Gli indiani sono certamente il popolo più indifferente di fronte alla sofferenza che io conosca al mondo. (Alberto Moravia)

Impossibile rimanere indifferenti di fronte all’indifferenza degli Indiani. impossibile rimanere indifferenti di fronte al caos che l’India rappresenta e che viene vissuto quotidianamente da un miliardo e più di Indiani. Impossibile rimanere indifferenti alle contraddizioni e alla schizofrenia che queste producono in chi visita non un paese, ma un continente. Il continente indiano, appunto, sciocca e confonde, dice poco, proprio perché indifferente al farsi conoscere, eppure dice troppo: troppi stimoli, troppi odori, troppi colori. Ma anche, troppe differenze, tra “noi” e “loro” ma anche tra “loro” e “loro”. Non esiste un India, esistono tante indie che vivono una affianco all’altra, se va bene indifferenti l’una all’altra, altrimenti in costante conflitto.

Sono ancora troppo confuso per definire meglio questa mia esperienza nelle indie. Quello che mi viene da dire è però cosa non è l’India. Non si pensi di vedere bellezza, fascino e spiritualità. Non si pensi di incontrar per strada il misticismo tanto osannato qui da noi, a mio avviso mito indiano creato ad uso e consumo di noi altri occidentali. Non si pensi di far facilmente incontri con l’indiano, inteso come l’ “uomo comune indiano” sia perché questi non esiste, sia perché anche qualora esistesse, difficilmente sarebbe interessato a conoscere uno straniero e, per ovvia conseguenza, a farsi conoscere. Non si pensi di viaggiare con semplicità, in mezzo a colori, profumi e spiritualità. E’ tutto da conquistare e difendere, da approssimare e non capire.

Ed è in questo costante esercizio di non comprensione dell’altro, e di sé, che penso si porti a casa più da un viaggio in India. Un costante esercizio di astensione dal giudizio che tanto stanca, confonde e destabilizza chi lo pratica ma altrettanto rende in termini di permeabilità.

Non so cosa si possa capire da queste mie righe. Forse semplicemente che io non ho capito l’India. Che forse è arrogante e presuntuoso pensare di capire l’India. Che forse, anzi senza forse, che in India tornerò, perché troppe sono le domande che l’India ha fatto germinare in me come un virus e a cui non ho trovato e non voglio trovare una risposta. Voglio rimanere malato d’India.

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