Serendipity. A trip in Sri Lanka

Cosa vuol dire serendipità ? cercare l’ago in un pagliaio e trovare la figlia del contadino. (Julius Comroe Jr., 1976)

Verde e rosso. Sono i colori che ti rimangono impressi dopo aver visitato questa lontana-da-tutto-e-da-tutti isola. Il verde della lussureggiante vegetazione che resiste e contrasta con tenacia l’avanzare del cemento umano; il rosso della terra che, chissà perché chissà per come, non conosce altre tonalità se non questa. La gente del posto era gentilmente imbarazzata nel non saper rispondere alla mia domanda sul perché la terra non fosse marrone. L’unica risposta che ricevevo era racchiusa in quel onnipresente gesto che mi ha accompagnato tutto il tempo, quel ciondolio con la testa che può voler dire tutto e niente. Lo vedi nei film di bollywood, lo noti parlando con migranti di origine indiana o cingalese. E’ un movimento con la testa che va da destra verso sinistra e ritorno, come fosse una lieve scossa che attraversa la testa a partire dal collo. All’inizio spiazza, impossibile capirsi. Viaggiando in bus, ho sbagliato più volte destinazione, quando chiedevo conferma della meta all’autista e per tutta risposta ricevevo un’energico ciondolio. Mi hanno poi spiegato che dovevo concentrarmi sul contesto e soprattutto sugli occhi: se accompagnato da uno sguardo quasi ammiccante, era un grande “si”; se da uno sguardo diretto stava a significare “che sorpresa”; se da uno sguardo più chino poteva voler dire “scusa, non ti capisco, non so cosa risponderti, non parlo inglese” o proprio “non riesco a dare un senso a quello che mi chiedi” come un “boh” ma detto con tutto il rispetto possibile. Di fronte alla mia domanda, la risposta che ricevevo era senz’altro di quest’ultimo tipo: non capisco cosa mi chiedi, di che altro colore può essere la terra, se non rossa come è sempre stato, e sempre sarà, qui in Sri Lanka. Il resto del mondo, con la sua terra marrone, scura o chiara che sia, chi l’ha mai visto. Non esiste.

Eh si, perché l’isolamento dello Sri Lanka non deriva solo dalla sua caratteristica geografica, banalmente quella di essere circondata dal dispettoso oceano indiano. Più di vent’anni di un’efferatissima guerra civile hanno contribuito a tenerla al margine di tutte le rotte, commerciali o turistiche che fossero. Senza dimenticare la sciagura dello tsunami. Viaggiando nel nord del paese, al tempo del mio viaggio aperto solo da qualche giorno ai visitatori stranieri, ho imparato a distinguere le case distrutte dalla guerra da quelle sradicate dalla forza dello tsunami. In entrambi i casi, non ancora ricostruite.

E’ un viaggio, quello in Sri Lanka, incredibilmente spiazzante, in una natura stupenda cui noi europei non siamo affatto abituati. E non mi riferisco solo alla vegetazione, ma soprattutto alla natura dei suoi abitanti, cingalesi o tamil che siano, accomunatati dalla stessa idea di genuina ospitalità e sincera curiosità.

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